Giugno 2008 - Sul fronte dell'innovazione il Bel Paese continua a segnare il passo. È questo il dato più evidente emerso durante la presentazione del 39° Rapporto Assinform sull'informatica, le telecomunicazioni e i contenuti multimediali.
La fotografia scattata dall'Associazione italiana dell'Information Technology parte da un dato significativo: nel 1998 il nostro Paese spendeva in It l'1,5% del valore del Pil, a fronte di una media europea attestata al 2,3%; nel 2007 abbiamo speso una quota pari all'1,7% del Pil, vale a dire dopo dieci anni abbiamo aumentato i nostri investimenti It di soli due decimi di punto percentuale, mentre la spesa media europea è cresciuta di 5 decimi di punto percentuale.
"Se nell'ultimo decennio il sintomo più evidente della regressione italiana è stato l'aumento del divario di produttività con gli altri paesi europei - ha sottolineato il presidente Assinform Lucarelli durante il suo intervento - una delle cause strutturali, purtroppo ancora largamente sottovalutata, sta nel non aver investito per innovare l'Information Technology italiana al fine di rilanciare l'economia, come si è fatto invece in Europa a seguito del processo di Lisbona e in molti paesi nostri concorrenti. A fronte dei programmi quadro comunitari per lo sviluppo dell'innovazione tecnologica, in Italia dieci anni di spesa It ben al di sotto della media europea hanno reso la nostra economia rigida, limitandone le capacità di crescita e di reazione ai cambiamenti".
Sul fronte dei servizi on line Lucarelli spiega che "siamo in ritardo sulla media dell'Europa a 27 per l'utilizzo dei servizi on line: nella Pa è al 17% a fronte di una media europea del 30%, e con un gradimento dei cittadini in diminuzione. Non molto meglio il quadro dei servizi di mercato, ma con un gradimento ed un attenzione in aumento: l'Internet banking è utilizzato dal 12% della popolazione italiana rispetto al 25% della media europea, l'e-commerce sviluppa il 2% del totale delle vendite al dettaglio, mentre la media europea viaggia a quota 11%. Abbiamo la più alta percentuale di popolazione, pari al 56%, che non usa Internet, mentre la media europea è del 40%. In compenso siamo secondi in Europa quanto a quota di popolazione con elevate capacità di utilizzare Internet: il 9%, subito sotto la Francia (12%) e sopra la media europea (8%)".
Approfondendo la dinamica della domanda It secondo i diversi settori dell'economia italiana, in un confronto tra il 1998 e il 2007 (in cui la crescita media nazionale è stata del 4,4%), il Rapporto evidenzia come banche e industria continuino ad essere i maggiori compratori di tecnologie informatiche, assorbendo poco meno della metà del mercato. Ma con una dinamica diversa: su dieci anni gli investimenti bancari in It sono cresciuti con un trend medio del 4,9%, mentre nel 2007 si sono attestati al + 1,7%. L'industria, al contrario, nel decennio registra un incremento di solo 1,5%, mentre nell'ultimo anno segnala un'impennata negli investimenti It dell'1,9%.
Per quanto riguarda la Pa, la domanda It ha un andamento abbastanza differenziato fra amministrazioni locali e centrale. Per la Pac, nel decennio, l'incremento di spesa non va oltre il 2,8% , mentre il 2007/06 è un anno nero con - 3,2% di decremento. La Pal ha una dinamica molto più vivace: + 8% nel decennio, in rallentamento lo scorso anno con un incremento del 2,4%. "Il problema della domanda pubblica d'It - ha affermato il Presidente di Assinform - non è solo la scarsità degli investimenti, ma anche la qualità. Oggi il 60% della spesa It rimane intrappolata nel circolo auto-referenziale delle società pubbliche in house: un fenomeno che caratterizza il nostro Paese e coinvolge soprattutto le amministrazioni locali; monopoli e mancanza di concorrenza finiscono spesso per generare deficit d'innovazione e distorsioni, come nel caso dei ritardi nei tempi di pagamento pubblici verso i fornitori che, nell'Informatica, vengono ulteriormente dilatati dall'intermediazione delle società pubbliche in house, le quali in media pagano con oltre 8 mesi di ritardo i loro fornitori".
Fra i diversi settori, l'incremento più elevato di investimenti It è stato da parte delle Tlc: 11,3% di media tra il 1998 e il 2007, a testimonianza dell'importante processo di modernizzazione subito da questo settore, che ha portato allo sviluppo di nuovi servizi sulla rete mobile e su quella fissa.
Cosa attenderci allora per l'anno in corso? Nel primo trimestre l'andamento del mercato ICT ha mostrato tendenze simili a quelle rilevate per lo stesso periodo dell'anno precedente. Più in particolare, è emersa una stagnazione complessiva a livello aggregato (15.497 milioni di Euro, in calo dello 0,4%), per effetto di un calo dell'1,1% del business delle telecomunicazioni in tutte le sue componenti, non compensato dal progresso dell'1,2% del business dell'informatica.
L'andamento rilevato nel primo trimestre del 2008 - emerge ancora dal Rapporto - sconta fattori di brevissimo periodo che appaiono destinati ad essere in parte riassorbiti in corso d'anno, in una prospettiva più favorevole. E infatti, per l'intero 2008 Assinform ha oggi aggiustato in meglio le previsioni formulate tre mesi fa, che indicavano una crescita complessiva del mercato ICT nel 2008 non superiore a 1,9 punti percentuali.
Oggi le stime puntano su una crescita del mercato ICT (aggregato informatica e telecomunicazioni) dell'ordine del 2,4%, di 1,5 punti percentuali in più rispetto al 2007. Questo porterà il mercato ICT al valore complessivo di 65.949 milioni, ma più che altro per effetto di una ripresa sul fronte delle telecomunicazioni. Per queste ultime è prevista una crescita del 2,8%, a 45.430 milioni, mentre per l'informatica, l'attuale situazione congiunturale lascia presagire una crescita lievemente inferiore a quella del 2007, pari all'1,6% e per valori pari a 20.519 milioni.